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Andijon
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mweaAndijan (mweqin uzbeco Andijon, Андижон; mwegin russo Андижан?, Andižan) è una mwewcittà di 368.276 abitanti (calcolati per il 2009) dell'mwfaUzbekistan orientale, la quarta più grande del Paese e il capoluogo della mwfqregione omonima, una delle dodici regioni (viloyat) che insieme alla Repubblica di mwfgKarakalpakstan compongono il Paese.
Contents
• Economia
• Storia
• Note
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Inquadramento geografico
È situata (coordinate di 40° 47' N e 72° 20' E) nella parte nord-orientale dello Stato centroasiatico, al confine con il mwggKirghizistan e a 475 km circa a est di mwgwTashkent, nella mwhavalle di Fergana, una fertile pianura, ricca di mwhqgiacimenti di mwhggas naturali.
Andijan ha una popolazione di 323.900 abitanti secondo il censimento del 1999.
Economia
Storia
Lungo la via della seta
La valle di Fergana, in epoca classica, era parte della mwkqSogdiana. mwkgAlessandro Magno vi fondò, nel 329 a.C., la città di mwkwAlessandria Eschate, dipendente nel II secolo a.C. dal regno mwlaellenistico della mwlqBattriana.
La città di Andijan costituiva, fin dall'mwlwAlto Medioevo, un'importante tappa lungo la mwmavia della seta. Distrutta da mwmqGengis Khan, fu ricostruita dal pronipote mwmgKaidu nel XIII secolo e, nei secoli successivi, divenne la capitale di varie entità politiche della regione della valle del Fergana: dai mwmwTurchi Karlūk e dai mwnaQarakhanidi (dipendenti dai mwnqSelgiuchidi) fino al regno di Babur.
Il principe mwnwtimuride mwoaZāhir ud-Dīn Mohammad, meglio conosciuto come Babur, nacque ad Andijan nel 1483 e fu il fondatore della dinastia imperiale mwoqMoghul che resse per tre secoli un vasto impero islamico che si estendeva dall'mwogAfghanistan all'mwowIndia.
Dopo la caduta dell'impero Moghul la città venne incorporata nel mwpqkhanato di Kokand (Khūqand) agli inizi del XIX secolo seguendone le sorti.
Sotto il dominio russo
Nel 1868 il khanato di Kokand (Khūqand), indebolito nei decenni precedenti da guerre civili, dallo scontro con il khanato di mwqaBukhara e dall'espansione militare mwqqrussa nella mwqgTransoxiana, firmò un trattato commerciale che lo trasformò, di fatto, in uno mwqwstato vassallo dell'mwraimpero russo. Ma, infine, fu proprio un'insurrezione scoppiata ad Andijan che fornì nel 1875 alla Russia il pretesto per l'invasione e la definitiva annessione del khanato nella provincia del Fergana. Seguirono diverse rivolte nella regione di Andijan, l'ultima delle quali nel 1898, guidata dall'mwrqishāncite-ref-1[1] Dukči - ma vennero tutte represse nel sanguecite-ref-2[2].
Nel 1902 la città venne colpita da un mwtwterremoto che distrusse buona parte degli edifici storici e provocò la morte di quattromila persone.
Sotto l'mwuqUnione Sovietica la valle del Fergana, che fino ad allora aveva mantenuto una sua unità territoriale e culturale, venne suddivisa fra tre Stati: la mwugRSS Uzbeka (di cui entrò a fare parte la stessa città di Andijan), la mwuwRSS Kirghiza e la mwvaRSS Tagika.
La difficile situazione attuale
Nel 1990 l'intera regione di Andijan entrò in una situazione di grave instabilità. L'arretratezza economica, nonostante la presenza di abbondanti risorse naturali e l'ascesa del mwwafondamentalismo islamico si tradussero, nell'aprile di quell'anno, in una serie di episodi di violenza contro le minoranze mwwqebraiche e mwwgarmene. La situazione economica peggiorò notevolmente a seguito della mwwwdissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991 aggravata dalla scarsa cooperazione commerciale fra le ex repubbliche sovietiche confinanti.
Ad accrescere la già grave situazione l'integralismo islamico divenne una presenza stabile in città: nel 2003 Azizbek Karimov, un cittadino di Andijan, venne arrestato e condannato a morte l'anno seguente come mwxqterrorista dell'IMU (mwxgmwxwMovimento Islamico dell'Uzbekistan). Inoltre, dal 1996, opererebbe soprattutto nella valle del Fergana l'Akramiya, un altro movimento terroristico uzbeko di matrice islamica, fondato da Akram Yuldashev, originario proprio di Andijan, che attualmente si trova in carcere.
Ma il panorama dei movimenti religiosi comprende anche la setta dell'mwygmwywHizb al-Tahrir (Partito della Liberazione): un movimento non violento mwzapanislamico, che come obiettivo si propone la ricostituzione del mwzqcaliffato, ovvero dell'unità politica (al di là delle differenze religiose) dei paesi mwzgislamici sotto l'autorità di un califfo.
La destabilizzazione della regione concorse ad accrescere e giustificare una situazione di repressione e controllo del governo sulla popolazione che culminò, il 13 maggio 2005, nel cosiddetto mwaamassacro di Andijan, in cui un numero non precisato di persone (tra 140-180 e 1.000 a seconda delle fonti) vennero uccise dall'esercito durante un'insurrezione cittadina che il presidente uzbeko mwagIslom Karimov affermò, il giorno seguente in una conferenza stampa, essere stata fomentata dai fondamentalisti islamici e che mwaw«nessun civile era stato ucciso».
Il procuratore generale Rashid Kadyrov, il 17 maggio, stilando un bilancio dei fatti di Andijan dichiarò che i morti erano stati 169cite-ref-3[3], fra cui 32 soldati e alcuni civili uccisi dai terroristi islamici che li avevano presi in ostaggiocite-ref-4[4]; una versione dei fatti contestata da diverse organizzazioni umanitarie come mwdqHuman Rights Watchcite-ref-5[5] che accusarono il governo uzbeko di compiere sistematiche violazioni dei mwegdiritti umani usando come pretesto la lotta al terrorismo islamico.
La brutalità della repressione comportò una diffusa condanna dell'operato del governo uzbeko da parte della comunità internazionale; la chiusura del confine tra Uzbekistan e mwfaKirghizistan (in cui, nei giorni immediatamente successivi, era stato allestito dall'mwfqUNHCR e dal governo kirghizo un campo profughi per accogliere centinaia di fuggitivi da Andijan); l'adozione di un pacchetto di sanzioni commerciali e l'mwfgembargo militare da parte dell'mwfwUnione europea nel novembre del 2005 (e rinnovato un anno dopo) per lmwga'mwgq«uso eccessivo, sproporzionato e indiscriminato della forza» e il rifiuto ad accettare un'indagine indipendente sullo svolgimento dei fatticite-ref-6[6].
La rottura delle relazioni tra USA e Uzbekistan dopo il massacro di Andijan si rivelo un'occasione, per Cina e Russia, di avviare un sistematico processo di espulsione dell'influenza americana dalla regione, tramite una nota formale della mwhwShangai Cooperation Organization. A novembre 2005 gli USA vengono espulsi dalla base di Kharsi-Khanabad, in Uzbekistan, e il paese entra a far parte - ad inizio 2006 - della mwiqCollective Security Treaty Organization, l'alleanza militare a guida russa da cui era uscito nel 1999.cite-ref-7[7]
Monumenti e luoghi d'interesse
• mwkgArk-Ichi - Babur Literary Museum: un istituto letterario dedicato a Bābur e situato nel luogo in cui sorgeva la cittadella reale di Ark-Ichi. Il museo venne inaugurato nel 1989, a 460 anni dalla pubblicazione dell'autobiografia del sovrano: mwkwBābur-nāme (mwlaIl libro di Bābur).
• mwlgMoschea del venerdì: edificata tra il 1809 e il 1812, è uno dei pochi edifici storici sopravvissuti al terremoto del 1902. Non più adibita al culto, è sede di un museo.
Note
cite-note-22. ↑ Beatrice Forbes Manz "Central Asian Uprisings in the Nineteenth Century: Ferghana under the Russians", mwogRussian Review, 46 (1987), pp. 267-281.
cite-note-33. ↑ La stima dei morti venne portata a 187 al termine dell'indagine ufficiale del governo uzbeko il 18 luglio 2005.
cite-note-44. ↑ mwqqmwqgmwqwOn the press-conference of the prosecutor general of Uzbekistan Mr. Rashid Kadyrov, Tashkent, may 17, 2005, su mwraembuzisr.mfa.uz mwrq(archiviato dall'mwrgurl originale il 28 settembre 2007). Resoconto ufficiale della conferenza stampa del procuratore generale Kadyrov (sito web dell'ambasciata della repubblica dell'Uzbekistan in Israele).
cite-note-55. ↑ mwsgmwswmwtaThe Andijan Massacre. One year later, still no justice, su mwtqhrw.org.. Il sito web di Human Rights Watch dedicato ai fatti di Andijan.
cite-note-66. ↑ mwuqmwugmwuwCouncil Common Position 2005/792/CFSP of 14 November 2005 concerning restrictive measures against Uzbekistan, su mwvaeur-lex.europa.eu., testo ufficiale della risoluzione dell'Unione Europea sui fatti di Andijan.
cite-note-77. ↑ mwwaInimicizie, mwwqmwwgLo Zar nella steppa, su mwwwInimicizie, 5 aprile 2022. mwxaURL consultato il 9 gennaio 2023.
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Collegamenti esterni
• citerefsapere-itAndižan (città), su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Andijon, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.